EDUCATION FINANZIARIA: PRIMO APPUNTAMENTO

2019-04-18T17:59:13+00:00 March 24th, 2019|

GO LIQUID: VANTAGGI, LIMITI E SOLUZIONI AL RISCHIO DI LIQUIDITÀ

LEGGI IL REPORT DEL 9 APRILE

Martedì 9 aprile ha preso il via il ciclo di incontri Education Finanziaria del Forum Valore 2019 in collaborazione con Zero-In Sharing Knowledge.
Al centro del dibattito il rischio di liquidità: punti di forza e debolezza, limiti e soluzioni.

Gianluca Minella, Responsabile della Ricerca Alternative & Real Assets per DWS ha aperto il dibattito portando alla luce vantaggi e svantaggi degli strumenti illiquidi e le possibili soluzioni per la mitigazione della volatilità degli stessi in ottica di ottimizzazione dei portafogli.

Le asset class alternative continuano a crescere rapidamente e ad oggi rappresentano in Europa in media circa il 15% del portafoglio dei fondi pensione. In particolare, le infrastrutture rappresentano la asset class che ha registrato la crescita più forte in tale ambito, e a oggi rappresenta in media circa il 4.5% del portafoglio dei fondi pensione europei.

L’investimento in infrastrutture permette di allocare ad una asset class dalle spiccate caratteristiche difensive, supportata da asset monopolistici e regolati, che forniscono servizi essenziali e che dunque hanno una esposizione minore alla volatilità del ciclo economico, rendimenti prevedibili nel lungo termine ed una forte componente di dividendi.  Le infrastrutture forniscono inoltre forti benefici di diversificazione di portafoglio.  Gli investitori istituzionali sono attratti dalle infrastrutture per le caratteristiche citate precedentemente ma sono anche supportati da una regolazione che è sempre più conveniente in tale senso.

Come evidenziato dall’analisi della performance storica discussa durante l’incontro, le infrastrutture, liquide ed illiquide sono supportate da un profilo di rischio/ rendimento superiore rispetto alle asset class tradizionali.
Per le infrastrutture private la possibilità di controllare e gestire attivamente un asset permette di ottimizzare il profilo dei flussi di cassa, e generare una componente di ritorno alfa, quando invece i mercati liquidi sono prevalentemente esposti ad una componente di ritorno beta, quindi correlata all’andamento generale dei marcati.

Il profilo di volatilità delle infrastrutture private è inferiore alle asset class liquide, come dimostrato da un crescente numero di indici di benchmark evidenziati durante l’incontro. Le infrastrutture liquide hanno tendenzialmente un beta inferiore al mercato per via delle caratteristiche citate. Le infrastrutture private invece forniscono una ulteriore protezione dalla volatilità in tale senso.

Le infrastrutture private forniscono la possibilità di catturare un premio di illiquidità in aggiunta al rendimento garantito dai mercati liquidi. Tale premio necessita dell’esperienza di un asset manager per essere massimizzato, come dimostrato dal caso di studio affrontato durante l’incontro. Il premio di illiquidità per le infrastrutture private rispetto alle infrastrutture quotate è di circa 1% solo per quanto riguarda la componente di dividendi, che si attesta a circa il 4% per le infrastrutture quotate, e circa il 5% per le infrastrutture private.

Come evidenziato tendenzialmente le valutazioni degli asset infrastrutturali privati sono conservative, permettendo dunque storicamente nel caso di DWS una liquidazione dell’investimento a premio rispetto alla valutazione a book value comunque soggetta nel tempo ad un prudente processo di revisione annuale.

Fabrizio Dolfi, Senior Product Specialist Private Equity/Private Debt di ODDO BHF ha proseguito l’analisi offrendo una overview sul private equity secondario caratterizzato da una comprovata capacità di generare rendimenti superiori a quelli dei mercati azionari e allo stesso tempo contribuire alla diversificazione di portafoglio che rappresenta una buona scelta d’investimento a lungo termine.

Negli anni, accanto al mercato del private equity tradizionale se n’è progressivamente sviluppato un altro, quello del private equity secondario. In passato i venditori sul mercato secondario di private equity erano principalmente forced seller, investitori costretti a liquidare la loro partecipazione in anticipo a causa di qualche stress finanziario. Oggi l’evoluzione del mercato fa sì che le transazioni avvengano per molte ragioni diverse e negli ultimi anni si è assistito a un crescente accesso al mercato secondario anche da parte dei gestori dei fondi.

Con il termine private equity secondario si indica quindi l’insieme di tutte le transazioni di compravendita di investimenti in private equity effettuate in un momento successivo rispetto all’investimento originale.

Quali sono i vantaggi rispetto al private equity tradizionale? Maggiore visibilità sugli asset, un ampio grado di diversificazione, minore rischio e minore volatilità ma soprattutto un ritorno di cassa più veloce grazie alla riduzione della durata media dell’investimento che rende la distribuzione della liquidità molto più vicina nel tempo.

Il private equity secondario offre tutti i vantaggi di un investimento nel private equity tradizionale riducendo molte delle sue caratteristiche meno attraenti.

In un contesto caratterizzato da alta volatilità e da incertezze politiche a livello globale, la gestione del rischio di liquidità risulta cruciale nella gestione degli assets finanziari.
Anton Giulio D’Amato per UBP ha mostrato come gli indici di CDS siano uno strumento in grado di assicurare la liquidità in ogni condizione di mercato. L’analisi dei volumi di scambio sul segmento creditizio europeo, infatti, per esempio, mostra una composizione per l’80% pari a indici di CDS.

I volumi di scambio degli indici di CDS sono assicurati in misura ancora maggiore nei momenti di avversione al rischio. Tali strumenti sono molto liquidi ed efficienti, dunque, in ogni condizione di mercato, consentono di prendere rischio di credito corporate, scindendolo dal rischio di tasso, rispetto al mondo dei derivati sul credito sono più sicuri non dipendono dal mercato di scambio dei cash bond, ovvero, anche in caso di crash di liquidità sul mercato dei cash bonds, gli Indici di CDS mantengono sempre un certo grado di liquidabilità.

Il Valore aggiunto deriva da una gestione attiva non erosa dai costi di negoziazione, in quanto i CDS consentono di non ricorrere a quei meccanismi che fanno sostenere una parte delle spese di negoziazione agli investitori che effettuano operazioni di sottoscrizione o rimborso di un fondo; tali meccanismi sono spesso previsti, per es., nei fondi cash bonds High Yield.
L’utilizzo di questi strumenti consente di offrire una gamma diversificata di soluzioni di investimento attive in ambito dei comparti obbligazionari corporate globali ma consente altresì di conferire un profilo di liquidità migliorato anche sui mercati privati.