Al 2014 risultano operativi 290 Fondi sanitari integrativi, due terzi dei quali di natura contrattuale, anche se con una copertura sempre più estesa ai familiari dei lavoratori. Un settore ancora molto concentrato, visto che solo 30 Fondi danno copertura a circa la metà degli assistiti. Complessivamente lo scorso anno erano 7 milioni gli italiani iscritti a una Cassa o a un Fondo integrativo. E’ la fotografia di quello che viene considerato «il secondo pilastro della sanità» scattata dall’Osservatorio su Mutue e Fondi sanitari, istituito lo scorso anno da Valore srl. Risultati presentati oggi, nel corso di un incontro sul tema promosso dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, con il supporto di Valore srl, società specializzata in servizi a Casse e strutture sanitarie.

Una gamba del welfare chiamata «ad assicurare la popolazione dal rischio di dover affrontare spese insostenibili – spiega una nota del Campus biomedico – per i nuovi e super costosi farmaci, la chirurgia d’avanguardia sempre più robotizzata o, più semplicemente, cure e assistenza a lungo termine per affrontare le poli-cronicità. Un doppio effetto, quello dei costi dell’innovazione sanitaria e dell’invecchiamento della popolazione, che rende sempre meno sostenibile il nostro sistema di welfare sanitario, più che mai bisognoso di una seconda gamba d’appoggio».

Un pilastro ancora sottile, ma in rapido consolidamento
I contributi raccolti sono infatti pari a 2,2 miliardi, a fronte dei circa 110 di spesa sanitaria pubblica e dei 34 sostenuti privatamente dai cittadini. Anche l’importo delle prestazioni erogate è modesto, con poco più di 2 miliardi che coprono appena l’8% della spesa out of pocket, ossia privata. Anche se a questi numeri andrebbero aggiunti i circa 2 miliardi raccolti dalle compagnie assicurative, per forme di copertura del rischio sanitario spesso meno estese di quelle garantite da Casse e Fondi.

«Ma la buona notizia – spiega il direttore di Valore, Stefano Ronchi – è che la sanità integrativa sta crescendo al ritmo di percentuali a doppia cifra, visto che nel 2014 sono circa una trentina i nuovi Fondi entrati a operare nel mercato. Numeri destinati a crescere ancor più nei prossimi anni, che secondo le nostre previsioni registreranno un vero boom della sanità integrativa».

Un’evoluzione che sempr epiù si configura come una via obbligata. «Lo sviluppo del secondo pilastro in sanità – sostiene il direttore generale del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Gianluca Oricchio – non è più procrastinabile, se non vorremo trovarci presto di fronte a scelte eticamente insostenibili, come quelle del servizio sanitario britannico che ha recentemente negato la rimborsabilità a un nuovo farmaco antitumorale che garantisce una maggiore sopravvivenza alla malattia, ma è ritenuto troppo costoso» .

«Per garantire sostenibilità finanziaria al sistema occorrerà anche incentivare ancor più Fondi e Casse, nella consapevolezza che l’attuale deducibilità di 3.615 euro potrebbe non bastare più a fronte di un aumento della contribuzione, invitabile se la copertura assistenziale dovrà essere in futuro più estesa. Tanto per il primo che per il secondo pilastro – conclude Oricchio – è indispensabile garantire qualità e controllo del rischio clinico, come quelli certificati dalla Joint Commission International che ha recentemente insignito del suo ‘sigillo d’oro’ il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico».

Il nodo della qualità resta fondamentale. Lo sostengono il 68% degli assistiti e il 50% dei Fondi, interpellati da un sondaggio di Promo Inside, che indica in “apparecchiature mediche d’avanguardia”, “cortesia e professionalità del personale” (qui più per gli assistiti che per i Fondi) e nei tempi d’attesa contenuti le discriminanti che fanno “di qualità” una struttura. E, a sorpresa, a fare la differenza sono più la qualità della struttura (per il 49% degli assistiti e il 38% dei Fondi) e la strumentazione all’avanguardia (per il 59% degli assistiti e il 44% dei Fondi), che non la fama del medico quando ci si ricovera (36% degli assistiti, ma 53% dei Fondi) o ci si sottopone a una visita specialistica (per il 38% sia dei Fondi che degli assistiti).

Riscontri confermati dalle parole di Joaquin Navarro-Valls, medico e presidente dell’Advisory Board dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che intervenendo nel corso dell’evento ha sottolineato la necessità «di una medicina non tanto centrata sul ‘paziente’, ma piuttosto sulla ‘persona’. Ciò si traduce nel fornire risposte alle specifiche esigenze di ciascun malato. Ecco perché il cuore della medicina di oggi è racchiuso nei concetti di qualità e sicurezza: il paziente deve potersi sentire in ospedale un po’ come a casa propria e, nel contempo, il ‘sistema-salute’ deve lavorare per anticipare i suoi bisogni, piuttosto che reagire ad essi, magari in contesti di emergenza. La cura si fa tenendo conto di ciò che il paziente dice, investendo tutto il tempo necessario per l’ascolto delle sue necessità. Più ancora che il denaro, dunque, oggi è il fattore tempo la risorsa numero uno, quella che fa la differenza».

Per gli utenti della sanità, poi, la prevenzione, da sempre ‘cenerentola’ quando si tratta di ripartire le risorse, è invece basilare, con un 91% che giudica importante farla o che la fa regolarmente e un 41% disposto anche a spendere oltre 500 euro. Una prevenzione che larga parte di Fondi e Casse (il 43%) costruisce con percorsi legati all’età e al sesso dell’assistito, mentre il 35% l’articola per percorsi diagnostici. Per il 36% dei Fondi il livello di copertura sanitaria soddisfa “sicuramente” i propri assistiti, per il 61% “abbastanza”.


Intervento di Stefano Ronchi, direttore di Valore SRL (minuto 3:30) su Radio1 News Economy P.M. del 17/06/2015